L'abbraccio tra Teodosic e Zanetti (ph. Virtus Pallacanestro)
Director's Cut

Per Bologna il sedicesimo scudetto virtussino è una grande occasione di visibilità e orgoglio. Zanetti mecenate puro!

Nel nuovo Director'Cut, attenzione focalizzata sullo Scudetto conquistato dalla Virtus di Massimo Zanetti

Alberto Bortolotti
13.06.2021 22:10

Ci sono stati colleghi i quali, scherzando, dicevano che venerdì sera avrei dovuto essere intervistato io. Di sicuro virtussino di antichissima militanza (1968, Keith Swagerty l'unico straniero dell'epoca, e da lì in poi 10 scudetti su 16, not bad), porto pochi meriti nel successo di questa stagione. Centro di 190 cm., modello Hines, al massimo della mia militanza cestistica ci sono tre anni di settore giovanile biancoblu (non solo il Prof. Zucchini tra i coach, pure il Barone) e so quanta prima divisione. Un po' poco per fare il cambio di Tex o del sorprendente Amar Alibegovic nei playoff. 

Non posso nemmeno dire di avere particolari meriti nell'aver fatto scattare voglini a spicchi di Massimo Zanetti. Io c'ero, è vero, in quell'inevitabile cordata che traghettò una esangue V nera dalla coda dell'era Sabatini agli attuali fulgori. Rappresentavo la storia della V nera, ovvero la Casa Madre, ma quando, uscendo una sera a Zola dall'azienda di Pietro Basciano dove eravamo riuniti, feci ciao con la manina a due colleghi che aspettavano al freddo (mi pare Muleo e Sancini), capii che non potevo stare - soprattutto perché poi sui giornali, nonostante il mio rispetto del silenzio, usciva di tutto. E te socmel, pensai, con slang poco forbito ma credo efficace -. Riconsegnai il mio mandato all'allora Presidente Forni che designò Sermasi, un amico, il quale è ora il Presidente. Poi, ancorché denegato, scattò autonomamente il desiderio di rivalsa di Mr. Segafredo verso una città che lo considerava sbagiuzza rispetto ai pruriti d'oltre Oceano, all'epoca ancora di gran moda. 

Se penso che Bologna si è convertita, di fatto, in una notte, dal fascismo al comunismo (con tante doverose e pregevoli eccezioni, da Zanardi in avanti), penso di appartenere a una comunità che ha tanti pregi ma non quelli dell'analisi e della coerenza. Siamo buoni e un po' creduloni al limite del pistolone, e i burattinai ci sguazzano. Così Zanetti è rimasto il perdente svagato che pisola in barca - come poi se sciare mentre gioca la propria squadra sia il prodromo di una convocazione per lo slalom di Coppa del Mondo sul Canalone Miramonti, e non atteggiamento di signorile e algido distacco verso un proprio bene - pochi hanno colto i segnali decisivi dati da Djordjevic, Teodosic, Markovic, Belinelli e ora Zandalasini. Tutti i contabili al ragù che discettano sui valori dei due sport dimenticano che quello più "corposo" ha sì maggiori costi di ingresso, ma inusitate possibilità di scalare vette di diritti tv e acquisizione di mercato pubblicitario. Basta poi volerlo, comportarsi in modo in pratica opposto a quello in uso, e i 45 milioni di attuale afflusso nelle casse di Casteldebole si irrobustiscono non di poco. Operazione impossibile nei cesti, dove chi investe fa operazione di perdita assoluta e di puro mecenatismo: non esiste un mercato tv. Quindi è vero esattamente il contrario di quello che la vulgata popolare racconta, menando il torrone - anche da parte di facondi supporter - , da sette lunghissimi anni e che pian piano, in nicchie più ricettive, corrisponde a certezze un tempo granitiche che si sgretolano. La consegna resta "teniamo il nemico sulla linea del Piave", ma non è più il 90% che la condivide.

Per la città il sedicesimo tricolore virtussino è una grande occasione di visibilità e orgoglio. E' la dimostrazione che fare sport professionistico solo per partecipare e magari scansarsi quando arrivano Juve e Roma a tanti non basta. Tra 20 anni questo scudetto sarà ricordato come una impresa assoluta: mai è accaduto che una sfavorita facesse 10-0, solo l'MPS delle truffe e la Kinder stellare hanno raggiunto simili vette. 

Si è molto detto e scritto sull'intervallo di Treviso. Boh, se anche si sono presi per il collo quasi quasi chiamo Gus Binelli e mi faccio raccontare quella volta che...per dire che succede, senza scomodare sempre la Lazio delle rivoltelle in spogliatoio portate dai pistoleri biancocelesti. 

Di sicuro la ferocia di Pajola ci sarebbe stata comunque. Ma non l'ossessività di Beli verso Datome o l'applicazione di Teodosic su ogni attaccante con le scarpette rosse. Il talento te lo regala Dio, il culo basso per difendere è una tua scelta. Apprezzatissime le rotazioni "istantanee" del coach tra difesa e attacco, una roba da american football. Inspiegabili l'arrendevolezza, i tremori, i balbettii milanesi, la stanchezza o le scelte sbagliate sono troppo poco. Ma non voglio che sospetti assurdi prendano il posto degli elogi, mai visto applicare il "noi" come dalle V nere vs. Armani. Renzo Ulivieri ha traslato il suo corpo in quello di un "mister" serbo.

Ora si tratta di riflettere bene sulle scelte future. Suggestivo il possibile ritorno di Scariolone, il "kleenex" finale dell'agonizzante Madrigali. Ma sono 20 anni che con i club...è in prepensionamento. Occhio, i nomi sono belli, ma qui c'é Beli, uno che vorrebbe continuità.

Infine, perdonateci se sorridiamo: del resto, su molti fronti, se Saputo non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Non è vero che porta scalogna, lui arriva e a Bologna qualcosa di importante si compie. E la mia gratitudine, stavolta, ce l'ha tutta.

Vabbé, non sarà roba sua, ma è facile che ogni cosa che non sia l'hockey gli interessi, più o meno, allo stesso modo. 

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