Assist Storie di Basket

Atene 2004, Tokyo 2020: stavolta e'un'occasione più grande

Il fuso orario giapponese è un assist per sfruttare i social che non erano così forti 17 anni fa

Luca Corsolini
07.07.2021 10:59

Un confronto tra Atene 2004 e Tokyo 2020 ( anche se l'avventura olimpica degli azzurri in realtàcomincia lunedì col raduno a Roma ) non per inseguire lo stesso risultato ma per fotografare il trampolino di lancio procurato a tutto il movimento dall'impresa della Nazionale di Sacchetti a Belgrado.

Gli anni Duemila

Carlton Myers portabandiera a Sidney ( miglior assist di Petrucci al basket ), il grande slam Virtus nel 2001, una Nba  non preponderante nell'attenzione del pubblico: questo l'inizio del terzo millennio per il basket di casa nostra. E per il basket di tutti: i social non erano ancora pane quotidiano.

Il 2004 anno magico

Prima ancora dei Giochi, ci fa la partita di Colonia, l'inizio del sogno, la lezione impartita a una Nazionale Usa presuntuosa ( Iverson in campo, Larry Brown in panchina, lo stesso Larry Brown che era stato affondato dai canestri da 3 di Kukoc ai Mondiali juniores dell'87 e  non aveva capito, in 17 anni, che gli Stati Uniti non erano più l'ombelico del mondo ). Poi, Atene, la sinfonia di una squadra che, nella guida tecnica, e per come era gestita la guida da Carlo Recalcati, era molto simile all'Italia di Meo Sacchetti. L'Italia, quella del calcio, aveva combinato poco, e male, agli Europei di calcio in Portogallo. L'Italia, quella del volley, arrivò seconda ai Giochi dietro il Brasile. Un vantaggio netto per tutti noi, le Olimpiadi in Europa con le partite a orari classici, così che l'impresa contro la Lituania, con quella girandola di canestri da 3, che per il grande pubblico sono molto più speciali che per gli addetti ai lavori, diventò la favola di tutti. Poi, argento al collo, Recalcati, da grande saggio, quale e', disse: attenzione, la medaglia non deve essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Il 2021 inatteso

Non abbiamo ascoltato il Charlie. Semmai abbiamo aspettato la partita di Belgrado per un anno, causa Covid, e per tanti anni, causa nostre mediocrità, passando per la tremenda deliusione ma anche disillusione di Torino: avevamo, secondo qualcuno, la squadra più forte di sempre, però ai Giochi ci è andata la Croazia, meno supponente e più concreta. Nel conto delle mediocrità da abbandonare, misurate non solo col senno di poi, va calcolata anche la reazione alla rinuncia all'ennesima estate azzurra di Belinelli e Datome: prima regola, rispettare chi va in campo, non si fanno conti con le assenze. E in campo l'Italia di Sacchetti, così simile, per spirito, una famiglia, a quella di Mancini, e a quella di Recalcati, stende la Serbia a Belgrado. Achille Polonara Mvp del torneo preolimpico, Fontecchio, Mannion e Pajola, in ordine alfabetico, con l'aggiunta di Melli vero capitano, dimostrano, per meriti, non per considerazione generale, di essere più tosti di un movimento che ha appena celebrato la più strana delle finali scudetto. L'Armani, tornata alle Final Four di Eurolega, costruita per l'Europa, e dunque poco italiana, è stata schiantata dalla Virtus, non entrata in Eurolega, molto italiana, tanto italiana che è Pajola a vincere, anzi stravincere il confronto diretto con Teodosic.

Il confronto

Ad Atene non c'era Bryant, impegnato col processo in Colorado, e personalmente mi vien difficile etichettare come Dream Team una squadra con quella guida tecnica. A Tokyo ci sarà Durant, e in panchina gli Usa avranno Popovich. E oggi l'Nba è il primo campionato di tanti, di sicuro delle nuove generazioni. Ma il confronto 2004-2021 è da fare in altri campi. 1: oggi ci sono i social, e lo abbiamo misurato dopo Belgrado. Ogni avvenimento e'amplificato. Chi va ai Giochi dovrà far canestro e difendere, ma dovrà impegnarsi anche a realizzare il nuovo motto olimpico, per il bene suo e di tutto il basket: l'importante è far partecipare. 2 Il Covid ha esagerato e sta esagerando anche, in positivo, nel farci rifugiare in una esaltazione per ogni impresa azzurra, dal calcio ( che non sarà ai Giochi ) al tennis, a tutti gli italiani che arriveranno sul podio in Giappone. 3 Le prime partite si giocano all'alba italiana: non è un problema, non è più un problema perchè le dirette hanno perso valore, semmai è un regalo avere tutta una giornata per messaggiare se il risultato è buono. 4 I benefici dell'Olympic effect  li misuriamo se ci rendiamo conto che la Nazionale è la squadra di tutti, il che significa, al di là dell'ovvietà, che ogni atleta presente a Tokyo, e ogni spettatore interessato ai Giochi, sarà anche involomntariamente testimonial dell'Italbasket. In questo gli azzurri di oggi hanno un vantaggio: la cultura sportiva di Sacchetti li impegnerà a seguire ogni risultato. Dunque sarebbe ancor più paradossale se il resto del movimento non partecipasse convinto a una avventura che è di tutti. E'giusto dirlo perchè la Final Four di Colonia, primo test in materia, non è stata vissuta come un traguardo di tutti. Quindi, per cominciare, qualche suggerimeno: abbiamo, fotografia del basket attuale, 4 squadre di serie A rappresentate, e la sola delle prime 4 assente, Brindisi, può rivendicare dei meriti su Moraschini; abbiamo 4 ragazzi che giocano all'estero, e basta con la litania di quelli bravi a prescindere perchè impegnati nell'Nba, perchè Polonara e Fontecchio non sono da meno; è una squadra con tante ragioni e pure con alcune regioni significative, come le Marche e il Molise, che pure non hanno squadre in serie A. Soprattutto, è la nostra squadra: rappresenta se stessa, e pure ognuno di noi.