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A vedere il basket come andare al cinema: una proposta per partire

La Lega mincaccia di non far partire il campionato, ma c'è tanto da provare

Luca Corsolini
27.07.2021 11:20

A Olimpiadi in corso, e il dettaglio non è secondario visto che la Nazionaledi basket torna ai Giochi dopo 17 anni di assenza, ed è tornata con una vittoria sulla Germania che ha la forza di un manifesto sulle intenzioni della squadra di Sacchetti; con, dati di ieri, 3117 nuovi contagi, un tasso di positività che galoppando è già arrivato al 3,5% e, soprattutto, con un Paese già sull'orlo di una crisi di nervi sul Green Pass, la Lega Basket ieri ha lanciato il suo gridfo d'allarme: con una capienza degli impianti al 25% il campionato di basket è a rischio. Al di là di una generica solidarietà, è evidente che un appello del genere non può riscuotere, al momento, molto di più. Abbiamo tutti lo stesso problema, si chiama Covid, bisognerebbe trovare qualche soluzione originale e diversa dal chiedere attenzione dicendo che nessuno ascolta. Non avere risposta può anche essere indice di domande sbagliate o indirizzate male.

Una nuova Lega

Senza nessuna pretesa, e con grande affetto per tutti, pure per il passato, e dunque il futuro del movimento, è il momento che in Lega tornino i proprietari, ovvero chi rappresenta direttamente l'impresa basket. Ed è bene che l'impresa basket sia censita in tutte le sue migliori espressioni come filiera. Ad esempio, mettendo in vetrina anche quei giocatori che, pochi, nel silenzio della loro associazione di categoria, che dovrebbe percepire la situazione come grave per la difesa di posti di lavoro, hanno accettato di rivedere i contratti con i club per fare, con gli stessi, un vero gioco di squadra. Ad esempio, considerando il campionato stesso una filiera, che al settore alberghiero ha garantito per una stagione intera una buona occupazione delle camere d'albergo nelle città sede di partite. E si può andare avanti.

Assicurare il futuro

Visto che si chiedono garanzie per il futuro sarebbe bello sapere che i soldi dello sponsor del campionato, Unipol Sai, non sono utilizzati solo per mettere dei marchi sul campo, ma anche per attivare l'azienda, leader nelle assicurazioni, nel suo interesse, a beneficio di tutti quelli che ormai sappiamo dover definire stakeholder: dipendenti, tecnici o amministrativi che siano, tifosi, e quanti altri partecipano al business. Vero, si invita a frequentrare un terreno inesplorato, ma una cosa il Covid, essendo una pandemia qualcosa di assolutamente inedito per il nostro modo, ci ha insegnato, ed è che dobbiamo adattarci a un mondo diverso da quello che conosciamo. Domanda aperta: si può aggiungere una quota alla campagna abbonamenti che protegga club e tifosi in caso di un campionato diverso da quello prospettato ?

Un Covid manager per ogni club

E'una ovvietà che serva questa figura, eppure nessuno ci pensa. Una persona che, armata di santa pazienza, magari pure allenata per questo genere di impresa, sappia di dover parlare con mille interlocutori diversi. Che sia sgravata da responsabilità penali. Che gestisca ogni impianto come le società hanno imparato a gestire sedi e centri di allenamento, con la differenza che negli impianti entra, deve entrare anche il pubblico. Giusto il rilievo che per la finale scudetto, gara 4 intendo, anche a fronte di una esagerata invasione di campo ( con tribune non piene ), non si è sviluppato nessun focolaio, ma bisogna presentarsi a chi di dovere con dati precisi, certificati dalle autorità sanitarie, piani studiati e applicati, per conquistare l'attenzione di interlocutori che misurano ogni decisione con bilancino delle raccomandazioni del Cts.

Sieta al ci-ne-ma, siete al ci-ne-ma

Avete presente il coro di scherno dei tifosi rivolto agli avversari quando la loro squadra è uno spettacolo ? Perchè continuare a difendere l'unicità dei palasport quando gli stessi devono avere un solo schermo, ovvero il campo, ma possono essere strutturati come una multi sala ? Riuscire a separare nettamente, e non all'italiana, gli ingressi, ma anche la permanenza all'interno degli impianti, significa poter ambire, forse, ma il tentativo andrebbe fatto, a un numero massimo di 1000 spettatori per ogni sala. Quattro ingressi separati se li può permettere quasi ogni palasport, e provare è comunque meglio che tenere chiuso avendo il permesso di riempire solo il 25% dell'impianto. Anche facendo le debite proporzioni, ogni campo andrebbe ben oltre i limiti comunicati oggi dal Governo. Detto, ovviamente, senza la pretesa di aver ragione ma con l'idea di dare un contributo a una discussione che è cominciata male ed è comunicata in modo perdente.